La guerra non ha un volto di donna

Soffrire invano per una nuvola

reading con Chiara Francini
testi a cura di Olimpia Imperio, grecista

 

Una breve selezione dal testo di Svetlana Alecsjevic, premio Nobel per la letteratura del 2015, precede la lettura di passi dalle tragedie di Euripide Elena, Ecuba e Troiane. Protagoniste delle ultime due sono le donne troiane, simbolo dei vinti della storia, testimoni di un eccidio etnico e culturale, colpite pesantemente dalla guerra e dalle sue conseguenze.
Ecuba rappresenta il dolore assoluto, senza catarsi, e denuncia nella sua disperata solitudine l’insensatezza della guerra in ogni sua forma, principio disgregante dell’universo.
Nelle Troiane prevale una dimensione corale, ma la denuncia della guerra non è meno forte.
L’antimilitarismo traspare anche nella rivisitazione del mito di Elena: la guerra di Troia è stata un inutile spargimento di sangue, perché la vera Elena non era in quel luogo. Quando il servo viene a saperlo, dice a Menelao: «Vuoi dire che abbiamo sofferto invano per una nuvola?». In questa domanda è racchiuso uno dei significati più autentici dell’opera: spesso gli obiettivi che si vogliono raggiungere tramite la guerra sono solo pie illusioni; proprio come era un’illusione Elena, che sembrava una donna e invece era solo «un vuoto miraggio».

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Studenti e studentesse del Liceo Classico Umberto I di Palermo hanno ascoltato la lezione di Ivano Dionigi, queste le loro considerazioni.

#1 di Emanuela Geraci, III A
L’incontro che mi ha colpito particolarmente è stato quello intitolato La guerra non ha un volto di donna. Trattava un tema, a mio parere, abbastanza importante, soprattutto dopo il dibattito svoltosi in classe, nel giorno del 25 novembre, giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Le donne in questione sono Elena, Ecuba e le donne Troiane che sono colpite dalla guerra e dalle sue conseguenze. Ecuba rappresenta il dolore assoluto e reputa di poco conto la guerra; Elena, che è il motivo fondante della guerra di Troia, sostiene l’inutilità di questa stessa poiché gli obiettivi prefissati sono solo illusioni. Questo tema mi ha toccato particolarmente, poiché ha trattato fondamentalmente i vari aspetti delle donne, diverse tra loro, ma con elementi che le accomunano, ma, soprattutto, mi ha trasmesso il senso della guerra. Oggi giorno, anche se non in modo diretto, affrontiamo diverse lotte, sfide, contrasti che procurano soltanto odio e divisione tra i popoli. Io ho immaginato le guerre anche all’interno di ognuno di noi, una lotta con sé stessi che, molte volte, affrontiamo solo per conseguire i nostri desideri irrealizzabili. Ciò mi fa molto pensare anche ad un tema affrontato durante questa settimana del Festival del classico, all’interno dell’incontro con il filologo Dionigi intitolato Il demone di ogni uomo: molte volte siamo i primi noi a farci del male, visto che non conosciamo pienamente la nostra identità più profonda. Le guerre non rispettano il concetto di umanità , l’essere cittadini di tutto il mondo, ma soltanto determinano divisioni tra persone, tra nazioni o in uno stesso Paese.