Incontri per le scuole

lezioni speciali per studenti curiosi

in collaborazione con Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale

Cinque appuntamenti del nostro Festival del Classico sono aperti alle scuole – via Zoom, per dare la possibilità a studentesse e studenti di incontrare grandi conoscitori del mondo classico, per ascoltare, fare domande, dare spazio a curiosità e dubbi, condividere.

se sei un insegnante e vuoi coinvolgere la tua classe,
scrivi a classico@circololettori.it
specificando numero studenti e docenti partecipanti,
ti manderemo tutte le istruzioni

 

venerdì 27 novembre ore 11 e ore 12
Gli eroi di ieri e oggi
con Matteo Nucci
a partire da Achille e Odisseo. La ferocia e l’inganno (Einaudi)

Che cosa vuol dire essere uomini? Gettarsi a capofitto contro gli ostacoli a costo della morte o pianificare con astuzia ogni mossa? Inseguire la verità o manipolarla? Essere Achille oppure Odisseo?
Fin dall’antichità, Odisseo e Achille sono considerati i paradigmi di due modi antitetici di affrontare la vita. Da una parte un’intelligenza duttile, capace di adeguarsi alle circostanze per aggirare gli ostacoli, dall’altra la ferocia di chi pretende di dare forma alla realtà. Odisseo sa aspettare, sopportare, pur di salvarsi. Achille no, consuma l’attimo, divora la propria esistenza. Perché è troppo schietto, istintivo, collerico, almeno quanto Odisseo è prudente, strategico e ingannevole.
L’uno rivolto al futuro, l’altro concentrato sul presente, sono entrambi incapaci di fare i conti con il passato. E sono fragili, come tutti noi, come noi destinati a un corpo a corpo con la loro finitezza.
Ma che cos’è l’eroismo se non vivere fino in fondo la propria condizione mortale? 

domenica 29 novembre ore 19
Paura e rabbia nella vita pubblica: un’analisi filosofica
con Martha Nussbaum, filosofa
a partire da Monarchia della paura (il Mulino)

La paura, un’emozione primordiale, può essere opportunamente indotta e sfruttata dal potere.
È ciò che Martha Nussbaum osserva descrivendo metaforicamente come «monarchia della paura» la tendenza di taluni assetti politici ad allarmare proditoriamente i propri «sudditi», fiaccando la loro capacità di giudizio. Il convulso susseguirsi di accadimenti inquietanti (non solo l’elezione di Trump e il distacco di Brexit ma soprattutto il ritorno di atti xenofobi e razzisti) l’ha indotta a riflettere sullo scadimento della vita politica occidentale e sul malessere degli individui, che vede sprofondati nel risentimento, nella rabbia e nella faziosità. La paura è un veleno per la democrazia, perché toglie alle persone l’orgoglio di essere libere e indipendenti nel loro pensiero.
Per sottrarsi alla pressione di un conformismo emotivo tarato sull’angoscia e aprirsi alla speranza, giova ricorrere ancora una volta all’insegnamento degli antichi, l’antidoto a ogni chiusura mentale.

martedì 1 dicembre ore 11
Lucrezio e la repubblica imperiale romana
con Luciano Canfora, filologo classico e storico

Diversamente da quel che suggerisce il cliché sulla lontananza dei seguaci di Epicuro rispetto alla politica, Lucrezio esprime apertamente la sua critica dei metodi feroci della lotta politica nella Roma del suo tempo. Questo avviene nel libro terzo del poema, ma anche nella seconda parte del quinto libro. Lì l’autore, nel tratteggiare un profilo dell’evoluzione storica delle società umane, condanna con forza la pratica dell’imperialismo.

martedì 1 dicembre ore 15
La storia è sempre contemporanea
con Luciano Canfora, filologo classico e storico

In un celebre racconto che prendeva spunto dal testo di Cervantes, Borges capovolse il motto secondo cui la storia è maestra di vita. Obiettò che è vero il contrario, con ciò intendendo spiegare quanto l’esperienza vivente influenzi il lavoro storico; lavoro che – come argomentò Croce – viene innescato dalla vitalità del passato storico dentro di noi. Donde la formula secondo cui la storia è sempre contemporanea. Una visione radicale di tale punto di vista è presente nel primo storico politico del mondo greco Tucidide Ateniese.

mercoledì 2 dicembre ore 10 e ore 11
Dictis non armis
con Ivano Dionigi, latinista

Gorgia (V – IV sec. a. C.), principe dei Sofisti e maestro di incantamenti verbali, dimostra che la parola, da lui definita «un potente sovrano», consente di vincere anche cause manifestamente deboli, come riscattare una donna screditata come Elena (Elogio di Elena 10); Lucrezio (I sec. a. C.) dichiara che Epicuro ha sconfitto mostri interiori ben più potenti di quelli mitologici uccisi da Ercole, e lo ha fatto con le parole, non con le armi (dictis, non armis): parole di verità (veridica dicta) che hanno posto fine alla brama e al timore (finem statuiti cuppedinis atque timoris); Cicerone (I sec. a. C.) tra i molteplici benefici del buon uso della parola annovera la fine di innumerevoli guerre (plurima bella restincta). La stessa conclusione di Canetti: «Alla situazione che ha poi reso la guerra davvero inevitabile si è arrivati per mezzo di parole, parole su parole usate a sproposito. Se così grande è il potere delle parole, perché esse non dovrebbero essere in grado di impedire la guerra?».

venerdì 4 dicembre ore 11
Straniero o barbaro? Dalla cultura greca alla cultura moderna
con Maurizio Bettini, filologo classico

Sono i Greci a inventare il concetto di «barbaro», con cui si riferivano allo straniero. «Barbaro» significa «colui che balbetta»: il termine si è caricato fin dall’origine di una connotazione negativa con cui riferirsi a lui, prenderlo in giro, escluderlo come «chi non conosce la mia lingua». Questa accezione offensiva non esiste fra i Romani, non può esistere, perché Roma stessa nasce come un’accozzaglia di persone provenienti da luoghi diversi, e non perderà mai tale tradizione di accoglienza.
Oggi sembriamo preoccupati solo di stabilire chi è «noi» e chi è «loro»: da molti anni non si parla d’altro, soprattutto nel discorso politico e in quello dei media; le culture si oppongono, in Italia si sono riacutizzate le differenze fra Nord e Sud e con gli altri Paesi d’Europa.
Angosciati dalla nostra identità da affermare, da difendere perché minacciata dal disordine che i diversi da noi sembrano introdurre, lavoriamo per escludere migranti, rom, omosessuali, disabili e tutte le categorie di “fuori posto” perché fuori da quadri condivisibili.
Ma una reazione identitaria che sia, al contrario, positiva e inclusiva è possibile.

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Studenti e studentesse del Liceo Classico Francesco Vivona di Roma hanno partecipato agli incontri dedicate alle scuole, queste le loro considerazioni sull’intervento di Matteo Nucci.

#1 di David Tallo, 1^ L
In un tempo in cui la voce e gli sguardi sono filtrati dal video di un computer o di un cellulare e di eroi si parla per medici e infermieri nei reparti Covid, confrontarsi con l’umanità degli eroi omerici ci può fornire una strada per il futuro. In una diretta zoom alle 11:00 di un venerdì di scuola, nelle ore della mia didattica a distanza, Matteo Nucci prende spunto dal suo ultimo libro, Achille e Odisseo. La ferocia e l’inganno (Einaudi), per descriverci gli eroi di ieri e di oggi.
Alle 11:50 il tempo di Nucci scade e in noi invece inizia la ricerca della nostra autenticità in questo indimenticabile 2020.
Quando l’autore ci saluta ripete diverse volte che vorrà ritornare a scuola da noi quando tutto questo sarà finito. Ed è proprio dalla fine che io vorrei partire. Anche perché Nucci mostra la forza del messaggio che ci viene dagli eroi fragili del suo libro proprio nel modo di vivere il proprio tempo. I due poemi omerici, l’Iliade e l’Odissea, sono dedicati ai due protagonisti, Achille ed Odisseo, che incarnano e raccontano le due manifestazioni dell’essere umano. Sono i due grandi eroi che si contrappongono come esempi di umanità opposta. Nucci spiega che Odisseo è l’eroe dell’intelligenza, dell’astuzia sempre propenso a ponderare le alternative mentre Achille è impulsivo e istintuale, è schietto e sincero e va dritto contro l’ostacolo. La sfera dell’emozionalità sicuramente prevale in Achille mentre la sfera della razionalità prevale in Odisseo. Ma per Nucci è probabilmente nel modo di vivere il presente che i due eroi sono agli opposti. Achille vive nel presente e Odisseo invece vive immaginando il futuro. Nucci ci propone di non scegliere tra Achille e Odisseo ma di completarci con una visione del presente compenetrata di uno sguardo verso il passato per rendere consapevole il nostro presente ed avere il coraggio dello sguardo verso il futuro. La consapevolezza del presente si costruisce facendo i conti con il passato “su come abbiamo deciso di vivere le nostre vite, sulle cose ci hanno fatto male o sulle cose che noi abbiamo fatto male”.
Nucci ci mette di fronte ad una possibilità del nostro tempo cioè l’opportunità di riflettere per metterci in discussione. Perché secondo il romanziere infatti “in questo periodo in cui spesso siamo soli” possiamo “riprenderci il nostro tempo”.
Questa ricerca e questa attenzione potrà aiutarci ad essere noi eroi nel senso di “essere umano” quindi tutti possiamo essere Achille o Odisseo a seconda delle nostre attitudini.
“È il tempo di riscoprire il nostro eroismo non per essere famosi o immortali” ma per scoprire e svelare la nostra autenticità in uno sforzo continuo di incontro verso i propri errori non avendo paura della vergogna delle lacrime e del pianto.

#1 di Valeria Falcinelli, 1^ L
Venerdì 27 novembre, abbiamo fatto una conferenza intitolata Gli eroi di ieri e di oggi. La comunicazione è arrivata con poco preavviso, appena il giorno prima, ma c’è bastato per capire da subito che sarebbe stata una cosa molto piacevole e interessante che così si è dimostrata! La cosa che da subito mi ha colpito è stata sicuramente la presenza dei licei classici da ogni parte d’Italia: c’era l’Alfieri di Torino, il Galileo di Firenze, il Trimarchi di Messina, il Parini di Milano e persino il Saluzzo-plana di Alessandria. È stato anche un modo di conoscere persone non appartenenti alla propria regione, e alla propria città e di condividere le idee con scuole diverse, che in questo momento di pandemia dove è difficile anche solamente uscire di casa, mi è sembrata una fantastica iniziativa. Il discorso è stato a cura del professor Matteo Nucci che alla fine ha anche risposto alle nostre numerose domande.
Il professore ha iniziato spiegandoci che il valore attribuito oggi e quello che apparteneva un tempo alla parola “eroe” è totalmente diverso: infatti le se prima un eroe era chi realizzava nel modo migliore la propria umanità, oggi la figura dell’eroe è vista come qualcosa di quasi irraggiungibile, qualcuno con dei superpoteri, qualcuno che si distingue dalla massa.
Subito dopo siamo passati ad analizzare questo concetto nel caso di Achille e Odisseo i due grandi protagonisti dei poemi omerici. Il professore ci ha spiegato che ognuno di noi ha una “psiche” (dal greco ψυχή) che in generale è divisa in 2 macro-aree: quella razionale e quella emotiva. Questo significa che anche gli eroi piangevano, comportamento umano dato soprattutto della sfera emotiva. Ad esempio Achille pianse dopo il litigio con Agamennone, andando a cercare la madre Teti, Odisseo pianse cercando invece il padre. L’unico che sembrava quasi apatico, secondo il professore fu Paride, considerato come un codardo, poiché nel corso della narrazione non piange mai. Quindi siamo passati ad analizzare l’opposizione di questi due personaggi che potrebbero essere definiti come “lo yin e lo Yang”, infatti se Achille si abbandona di più alla sfera emotiva della sua psiche, Odisseo è più razionale si affida di più alla ragione. Potrebbero essere definiti come l’opposizione, l’incastro perfetto tra istinto e ragione; sono due esseri separati, che in qualche modo si completano.
Il tempo a disposizione purtroppo non era molto ma il professore ha cercato di stringere il più possibile spiegandoci che il tempo è la più grande ricchezza dell’uomo; anche qui le divergenze tra Achille e Odisseo sono molto evidenti: se Achille è un uomo che vive nel presente e vuole godersi la vita, Odisseo guarda più al futuro, cerca di “restare” in vita il più possibile; in quanto umani infatti il pensiero della morte spaventa sia i suddetti valorosi eroi, ma anche molte persone al giorno d’oggi.
Il tempo era davvero agli sgoccioli, perché volevano comunque dare anche a noi lo spazio per le domande che si sono da subito scatenate nella chat come un fiume in piena. Quindi eccoci alla conclusione, al succo del discorso. Il professor Nucci ci ha detto che nella vita dobbiamo sempre puntare a unire queste due figure (Achille e Odisseo), quindi a vivere nel presente gettando un occhio al futuro ma, cosa più importante: dobbiamo sempre ricordarci di guardare il passato. Questo gli ha dato un piccolo spunto per condividere con noi e un altro piccolo dettaglio: ovvero quello degli “indovini” che infatti erano coloro che avevano l’abilità di leggere il futuro. Questo avveniva perché queste persone erano quelle che avevano il coraggio di fare i conti con il passato ed era solamente per questo che riuscivano “a leggere il futuro”.
Insomma, in conclusione, l’eroe non è altro che un essere umano. Qualcuno che soffre, gioisce, si emoziona, si spaventa e perché no piange. Il pianto non è una cosa che rende deboli, ma qualcosa che ci fa crescere, qualcosa che ci rende forti. Gli eroi, sono quelli che riescono nelle piccole cose a vivere a pieno la propria esperienza terrena credendo o meno in un aldilà; l’eroe è qualcuno che ha fatto pace con il suo passato, che vive per il proprio presente e che al contempo pensa al futuro… In poche parole, il mondo è pieno di eroi!